Genitori, figli e… scuola!

1382316218xb6h7-179x178Una mattina di qualche mese fa, ero nell’atrio di un Istituto scolastico. A breve avrei dovuto fare un laboratorio con una classe di Quinta superiore e stavo aspettando un incaricato che mi accompagnasse in aula.

Un’ insegnante mi vede e capisce che sono una persona esterna:

”Buongiorno signora, ha bisogno? E’ la mamma di uno studente?”

La saluto anch’io, e: “No, non sono una mamma, sono una consulente esterna, sto aspettando di iniziare un’attività in una classe…”

L’insegnante prontamente “In effetti avevo il dubbio che non fosse un genitore…Lei non ha il viso preoccupato!”.

Sorridiamo entrambe e poi quando mi ritrovo sola, rifletto…

Penso al momento in cui inizia il percorso scolastico di un bambino e ai molti genitori che entrano quasi subito in crisi: aspettative, sogni, desiderio che si impegni, che ottenga dei risultati, diventano il fattore che rischia di segnare, negli anni, il rapporto con i figli e la serenità della vita familiare.

Penso ai tanti genitori, preoccupati, che varcano la soglia della scuola dove è iscritto il proprio figlio o la propria figlia per affrontare un colloquio con i professori, i giudizi, l’esito di fine anno.

Negli anni, il rendimento scolastico è, spesso, la prima causa di conflitto fra genitori e figlio adolescente.

Certo è comprensibile che un genitore desideri il meglio per il proprio figlio e l’istruzione è sicuramente uno degli obiettivi che si aspetta che il figlio raggiunga. Oggi anche se la scuola non è più percepita come il contesto che garantisce la realizzazione di un futuro lavorativo, resta comunque il contesto dove la famiglia ripone molte aspettative.

Ma è giusto che questa aspettativa diventi così forte e pervasiva da minare rapporti e serenità familiari?

Certamente no!

Genitori che si sentono chiamati a fare, quasi in parallelo, il percorso scolastico del proprio figlio: verifica costante dello studio, aspettative e ansie in prossimità di compiti in classe e interrogazioni, minacce, promesse, con una abnegazione che sicuramente è data dal sincero desiderio di aiutare il figlio ad affrontare le sfide della vita, ma che, più spesso, rischiano di essere vissute dall’adolescente come controllo e mancanza di fiducia nelle sue capacità.

A questo proposito mi sento di ricordare alcuni aspetti che ritengo importanti soprattutto quando il figlio entra nell’adolescenza:

  • La scuola è un impegno che riguarda il figlio o la figlia. Quando un ragazzo ottiene dei buoni risultati il merito è suo; e se prende un brutto voto, anche quello è un suo risultato e non (come ogni tanto qualche genitore mi dice), un voto di demerito dato alla famiglia. L’esecuzione dei compiti o verificare che lo zaino sia a posto, deve essere, sempre più, un’attenzione e un impegno dell’adolescente.
  • Lasciare, anche se può essere difficile, le redini del controllo (che non vuole dire “allora fai quello che vuoi!”) nella gestione dei tempi scolastici e metodi di studio, a favore di una maggiore autonomia che può passare anche attraverso errori o fallimenti dell’adolescente (arrivo in ritardo a scuola, non mi preparo sufficientemente), ma che costituiscono, se valutati poi insieme ai genitori, i fattori perché egli apprenda anche nuove strategie e nuovi modi per affrontare gli ostacoli;
  • Avere un sincero interesse nei confronti di eventuali passioni che il proprio figlio o la propria figlia possono nutrire anche verso altri ambiti, oltre la scuola (sportivi, artistici, relazionali, informatici…) e che spesso sono rivelatori di lati nuovi e positivi che caratterizzano l’adolescente come persona che sta costruendo il suo futuro;

Un figlio adolescente sicuramente passa attraverso anni di conoscenza e ridefinizione della sua identità personale e sociale, che può essere fonte di timori ansie, incertezze.

Tutto però può diventare molto più complesso se, oltre a dover gestire le proprie emozioni, egli deve affrontare i sensi di colpa (che possono tramutarsi in rabbia e insofferenza) che gli procurano il vedere un genitore ansioso e preoccupato per lui, soprattutto se a causa di uno scarso rendimento scolastico.

In fondo la domanda che un’adolescente pone ai propri familiari è: “Mi volete veramente bene? Mi apprezzate lo stesso, indipendentemente dai risultati scolastici?”

Oggi più che mai la propria identità non proviene da un’eredità tramandata da padre in figlio, ma dalla ricerca autentica di sé stessi e dalla capacità di sapersi affermare in un contesto, come quello odierno, in continuo mutamento. E questo richiede di mettere in gioco creatività, originalità, ma anche autonomia, che si crea se come genitore offro il mio parere, propongo alternative e mi pongo come esempio di persona che ha realizzato la propria vocazione, prima ancora di volere realizzare quella del figlio.

E’ un percorso di crescita per certi versi più complesso rispetto a quello di ieri e che necessità la presenza di adulti sereni e con i nervi saldi; adulti che possano essere, concretamente, la base sicura dove un adolescente sa di poter approdare in caso di bisogno