Nel rapporto con i figli, unire cuore e ragione

13c49172ed0f7f75412cdedf9bc051dc-179x178E’ innegabile che il desiderio di un genitore è che il proprio figlio sia felice, che affronti la vita con successo, che realizzi le sue aspirazioni e i suoi desideri.

Oggi però, ci si trova nella complessa situazione di non avere, in campo educativo, le strade tracciate; l’incertezza su più livelli, economici, culturali, sociali e morali pongono gli educatori ed in particolare la famiglia, a muoversi senza una bussola che indichi una rotta certa.

Il timore per il futuro visto più come minaccia che come opportunità, pone i genitori di fronte ad un bivio: da un lato il desiderio di avere fiducia nelle potenzialità che il proprio figlio esprime e dall’altro, la paura che, nonostante ciò, non riesca a fare fronte alle sfide che la vita gli porta.

Allora ecco che spesso scattano i meccanismi di protezione, di accudimento continuo, che se protratti in modo immutevole negli anni, rischiano di togliere spazi di movimento e di decisione al proprio figlio proprio quando, entrando nella fase dell’adolescenza, egli stesso preme per una maggiore autonomia.

Allora che fare?

Di fronte alle difficoltà e alle incertezze educative quotidiane, un genitore deve trovare forza da un primo importante elemento; l’amore che egli prova per il proprio figlio.

Attenzione però! Un amore che seppure incondizionato, non deve essere, né cieco, né acritico!

Roberto Assaggioli, padre della Psicosintesi diceva che nella vita è necessario “avere un cuore che pensa e una mente che ama”. Nel pensiero del Coaching umanistico si parla di “pensiero emozionato”.

Collegare cioè cuore e mente in modo che si influenzino a vicenda e che permettano ai genitori di accettare che il proprio figlio sta crescendo e che tra errori, successi e obiettivi raggiunti o da raggiungere, egli sta cambiando; questo cambiamento è inevitabile e costante e accettarlo, insegna a guardare con occhi sempre nuovi, l’adulto che egli sta diventando.

E’ chiaro perciò che anche il comportamento di un genitore, necessariamente, negli anni si deve modificare, in relazione alle esigenze di autonomia e di diritti/doveri che anche per un figlio cambiano in merito a gestione degli orari, impegni e responsabilità scolastiche, interessi sportivi, culturali, contributo all’organizzazione familiare…;

L’atteggiamento di un genitore è quello di continuare ad esserci e ad amare il proprio figlio, ma in modo curioso e creativo, con un atteggiamento che dosi vicinanza e distanza.

  • Ci si affianca, ma non ci si sovrappone;
  • Si chiede e ci si interessa sinceramente della sua vita, ma non si indaga;
  • Si osserva, ma non si controlla;
  • In caso di bisogno, si supporta, ma non ci si sostituisce.

Questo per realizzare quanto, meglio di me, ha scritto Hodding Carter,

“Ci sono due cose durature che possiamo sperare di lasciare in eredità ai nostri figli; le radici e leali”